Missione …..con sorpresa

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Come si mette assieme una missione all’estero? Come prima fase bisogna prendere degli accordi con le autorità civili e sanitarie dei paesi che saranno oggetto dell’intervento, si parte dopo una attenta programmazione, si arriva e si comincia ad operare nelle strutture sanitarie previste, si ritorna e si tirano le somme. Ma non tutto fila sempre liscio sentiamo cosa ci racconta Salvatore Trigona, Presidente della SO.SAN. Solidarietà Sanitaria Lions.

Caro Salvatore in molti si chiedono cosa vi spinge compiere le vostre missioni in paesi lontani, spesso tra mille problemi e difficoltà?

Ci spinge il privilegio e il piacere di aiutare i più umili; si ha un’esperienza che tocca l’anima facendoci riconsiderare il modo di vivere, ciò che si fa e che si possiede, sentendo il peso dell’ingiustizia che si nasconde dietro la povertà.

Provo ancora un brivido se penso al pianto di una donna Berbera, durante una recente missione in Marocco, che commossa stringeva un paio di occhiali usati che le avevamo appena donato, un oggetto che stava finendo in una pattumiera, ed invece aveva cambiato la vita ad un essere umano.

Ma come fate? Un giorno decidete di partire per un tal posto e via.

Assolutamente no! Non è tutto scontato; fare solidarietà in quei paesi non è né facile né semplice.

Le missioni della SO.SAN. si effettuano sempre dopo accordi firmati con le Associazioni di Volontariato, i Prefetti, le Autorità civili e sanitarie locali e il Ministero della salute del Paese destinatario.

La loro programmazione va effettuata per tempo, bisogna decidere il luogo dove effettuarle, concordare le date con le Autorità ed Associazioni locali e, soprattutto, con i direttori degli ospedali dove si interverrà, assemblare l’equipe che parteciperà in funzione delle esigenze operative, pianificare la logistica (vitto e alloggio dei volontari), prenotare i biglietti aerei.

Immagino che dopo il centinaio di missioni che SO.SAN. ha organizzato in giro per il mondo oramai sia quasi una routine.

Magari! A volte non è sufficiente; per esempio, nell’ultima missione in Marocco quando dopo aver scrupolosamente programmato tutto, a meno di 15 ore dalla partenza arriva una telefonata che ci avvisa che l’ospedale dove dovevamo svolgere la nostra missione non era in grado di riceverci e chiede di spostare la data della missione di almeno una settimana.

A parte il tempo ristretto per procedere alla riorganizzazione del viaggio, lo spostamento avrebbe comunque comportato la perdita dei voli, inoltre molti dei nostri medici erano dipendenti ospedalieri ed avevano preso delle ferie, spesso dopo accordi con colleghi e primari.

Vi è venuta l’idea di abbandonare il progetto?

Tutt’altro, sono proprio i momenti di difficoltà che stimolano a non rinunciare. Infatti, dopo una serie di telefonate con il Marocco ci è stata offerta la possibilità di operare ad Azilal. Quindi si parte ugualmente con il medesimo programma, almeno fino a Casablanca dove ci attende una ulteriore novità; il gruppo si deve dividere in due: i chirurghi e la pediatra nell’ospedale di Demnate, una cittadina molto povera nella zona montuosa dell’Aghry, e l’oculista e l’otorino nell’ospedale di Azilal, tra i monti dell’Atlante.

Spero che poi sia tutto proceduto nel migliore dei modi.

Fortunatamente le negatività finirono e potemmo lavorare tranquilli. Anzi presso l’ospedale di Demnate abbiamo trovato una la struttura nuova, ed il personale sanitario disponibile che ci ha permesso di effettuare 26 interventi chirurgici, di cui 21 in videolaparo. Ciò oltre che alleviare i pazienti operati, ha permesso ai medici locali di impratichirsi in queste nuove metodologie con un miglioramento della potenzialità dell’ ospedale.  

Grazie Salvatore ed un grosso augurio per le prossime missioni.

Franco De Toffol

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