Le impressioni di un Otorinolaringoiatra in missione

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Di ritorno dalla missione sanitaria organizzata dalla SOSAN in Marocco nell’ ottobre 2018 ecco alcune considerazioni personali dell’Otorino Nicola Tricarico.

Premetto che sono complessivamente soddisfatto di come si è svolta la missione in generale ed anche per il lavoro svolto nel mio ambito. Sono un medico specializzato in otorinolaringoiatria che da oltre 35 anni svolge quotidianamente in Italia tale professione in ospedale.

Sono state giornate di lavoro intenso, interamente dedicate a svolgere consultazioni ambulatoriali in favore delle popolazioni residenti nella zona di Azilal, cittadina situata nella parte interna del Marocco ai confini della catena montuosa dell’Atlas a circa 1.400 metri di altezza; è una città abbastanza povera e a cui fanno capo numerose comunità rurali nel circondario. Per le consultazioni fortunatamente avevo recato con me una strumentazione abbastanza completa che occupava gran parte del bagaglio personale (dico fortunatamente per quanto esporrò appresso).  Ritengo che il riscontro avuto dalle persone visitate ed anche dalle Autorità governative ed amministrative del luogo sia stato più che positivo a giudicare dalle parole e dalle manifestazioni di stima ed affetto ricevute al termine della missione.

Certo qualcosa di più e di meglio si poteva fare. Innanzitutto si poteva conoscere meglio il luogo ove ci si doveva recare e cosa avremmo trovato come strutture ed attrezzature presenti (su questo aspetto, esaustiva è la relazione di Trigona che spiega come , per cause di forza maggiore, la missione sia stata reinventata soltanto poche ore prima della partenza); resta comunque imprescindibile, per ottimizzare al meglio una missione, la conoscenza dettagliata del luogo ove ci si recherà e di cosa si troverà in termini di risorse strumentali ed anche umane.

L’ospedale di Azilal ove abbiamo lavorato è un ospedale vecchio, in fase di ristrutturazione e con lavori in corso d’opera, non conosco bene le realtà sanitarie del paese (ritengo che sia in linea con le strutture sanitarie presenti in Marocco), ma al limite con gli standard minimi richiesti per una struttura che opera nella sanità; ho trovato ambulatori a dir poco fatiscenti e senza un minimo di attrezzature generali, completamente assenti quelle che servivano per eseguire le mie visite. Invece decisamente buono ed efficiente è risultato l’ospedale di Demnate, ove ha operato l’equipe dei chirurghi addominali, per cui se posso esprimere un mio parere è lì che eventualmente ci si potrà recare prossimamente se si vuole eseguire anche prestazioni assistenziali di livello superiore.  Altro punto negativo della mia esperienza è stata  la assoluta latitanza dei colleghi medici locali, che dopo il primo giorno, si sono defilati completamente. Questo aspetto non è da trascurare per il futuro, perché la collaborazione del personale sanitario medico-infermieristico attento locale è fondamentale per garantire un proficuo lavoro e diventa imprescindibile ove si vogliano eseguire anche interventi chirurgici.

Altro aspetto riguarda la collaborazione offerta dal personale volontario presente. Molto prezioso l’apporto fornito dalle volontarie della croce rossa locale e dagli esponenti dell’associazione italo-marocchina del sig. Buazza. Sono stati tutti molto disponibili e presenti, a volte poco organizzati e confusionari, ma armati da moltissima buona volontà ed imprescindibili per le traduzioni dalla lingua araba e berbera in italiano e viceversa. Avrebbero voluto farci visitare moltissime altre persone in più perché il numero di pazienti aumentava di giorno in giorno e, nonostante la buona volontà e disponibilità, ogni giorno eravamo costretti a rimandare indietro molte persone.

Abbiamo anche cercato di far capire, senza successo, ai numerosi pazienti in attesa che intendevamo dare la precedenza a chi ne avesse realmente bisogno, ma a volte la voglia di essere visitati da medici italiani gratuitamente ha vanificato ogni nostra raccomandazione. Anche questa se vogliamo è stata una criticità, vale a dire la sproporzione fra mole di lavoro richiesta e presenza di medici volontari presenti in grado di soddisfare la richiesta, per cui in futuro o si riduce e regolamenta meglio la prima o si aumenta la seconda. Tutto dipende da cosa si vuol fare.

L’attività dell’otorinolaringoiatra è stata rimarchevole arrivando a quasi 400 visite, una sessantina di esami audiometrici, una cinquantina di lavaggi auricolari, una ventina di prescrizione di protesi acustica per un totale di oltre 530 prestazioni. Sono stati in tutto consigliati una sessantina di interventi chirurgici tra tonsillectomia, correzione del setto nasale, timpanoplastica, stapedioplastica per otosclerosi, tiroidectomia.

PDG Lion Nicola Tricarico, specialista otorinolaringoiatra

 

 

 

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