Missioni SO.SAN., quando l’altra faccia della medaglia è importante

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Le missioni all’estero della SO.SAN. sono sempre costituite da un gruppo di medici di varie specialità che si recano nei paesi sottosviluppati per curare i più bisognosi. Nell’immaginario collettivo, la valutazione della bontà delle spedizioni viene fatta sulla base del numero di interventi fatti.

Ciò è, comunque, estremamente riduttivo in quanto a latere dell’attività specialistica vera e propria vengono eseguite anche altre funzioni, non meno importanti, che vertono principalmente sulla formazione del personale locale su metodologie, procedure ed apparecchiature.

Confucio diceva: “Se in riva al fiume vedi qualcuno che ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare”, in questo modo l’apporto non è transitorio, ma permanente, anzi potrebbe indurre un circolo virtuoso che si amplifica nel tempo. Gli operatori sanitari impegnati nelle missioni SO.SAN. hanno da sempre fatto proprio questo principio cercando di lasciare una traccia permanente del loro passaggio.

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Il primo modo di attuare questo concetto è fare in modo che il personale locale sia presente durante gli interventi dell’equipe della missione (foto 2).

Ciò è fondamentale in quanto consente a questi di apprendere delle metodologie di intervento che, strumentazione permettendo, sono all’avanguardia. Spesso è capitato di trovare nelle strutture locali delle apparecchiature moderne che giacevano inutilizzate per la mancanza di formazione dei medici dell’ospedale.

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Un altra attuazione del verbo “insegnare a pescare” avviene tramite le riunioni che vengono fatte con i medici locali (foto 3).

Esse hanno come oggetto l’attività eseguita in tutte le sue sfacettature permettendo così di focalizzare le problematiche degli interventi, spiegare e motivare i procedimenti impiegati, le loro finalità e le difficoltà che si possono incontrare.

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Un altro aspetto molto importante dell’attività dei medici dell’equipe è l’istruzione del personale paramedico su procedure sanitarie e sull’utilizzo delle apparecchiature (foto 4).

Talora anche gli strumenti più semplici possono presentare delle problematiche per chi non è pratico e non ha mai avuto modo di apprenderne il corretto impiego.

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Infine gioca un ruolo tutt’altro che trascurabile, la condivisione dei momenti più semplici della vita quotidiana, quale può essere un pranzo, magari in una mensa “suis generis” (foto 5),  fondamentale nel creare dei rapporti di fiducia che sono alla base della collaborazione.

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