Gli interventi SO.SAN. nelle calamità naturali

Amatrice – la distribuzione occhiali effettuata dai volontari SO.SAN.

Quando il terremoto ha colpito duramente il Centro Italia, SO.SAN., Solidarietà Sanità Lions, contando sull’esperienza maturata in quasi un centinaio di Missioni Sanitarie compiute nel mondo, aveva pensato di metter a disposizione i suoi medici per intervenire nei territori sinistrati. Ma non è stato per niente facile e si è potuto fare solo una parte di quanto pensato in origine. Ma sentiamo come è andata da parte del Presidente SO.SAN. Salvatore Trigona.

Caro Salvatore come mai avete pensato di intervenire nei territori del Centro Italia colpito dal terremoto dell’estate 2016?

SO.SAN. è nata per far arrivare i propri medici ove c’è più bisogno di loro, il terremoto aveva sconvolto una vasta area dove, tra l’altro, c’era un assoluto bisogno di assistenza sanitaria ed i medici volontari avrebbero trovato tutto un variegato mondo di bisognosi che andava dai terremotati agli stessi soccorritori.

SO.SAN. da 15 anni porta nel mondo solidarietà sanitaria e ci si è chiesti se era il caso di intervenire. L’esperienza ce l’avevamo, la preparazione pure, l’entusiasmo non ci mancava, ci sembrava che bastasse solo partire.

Ma in che modo pensavate di intervenire?

La cosa più importante, nel caso di calamità naturali è la tempestività di intervento. Quindi, per prima cosa, con una newsletter apposita ci siamo rivolti a tutti i 5000 medici con cui siamo in contatto e nel giro di pochi giorni avevamo già una trentina di volontari disponibili a recarsi nelle zone disastrate. I campi in cui potevamo renderci utili erano tanti; nel campo oculistico, ed esempio, chi scappa da casa per il terremoto, l’ultima cosa a cui pensa è di portarsi gli occhiali; oppure con dei centri d’ascolto distribuiti sul territorio.

Senza presunzione con alle spalle quasi un centinaio di missioni in vari paesi del mondo in condizioni ambientali spesso difficili, talora in strutture carenti o addirittura inesistenti, pensavamo effettivamente di poter essere utili.

E invece?

Dai primi contatti con la macchina dei soccorsi è emersa la difficoltà ad inserirci in modo concreto nella struttura operativa. C’era forse una sovrabbondanza di offerta, spesso non sufficientemente qualificata, fatto sta che non c’è stato il tempo di raccordarci opportunamente e quella che poteva essere una task force importante è finita distribuita ad aiutare nelle strutture sanitarie della zona e solo in alcuni casi si è potuto intervenire direttamente sul campo.

Ci puoi fare qualche esempio?

Il camper subentrato alla tenda, con il Dott. Carnevalini all’opera illuminato da un …. telefonino

Quello che mi piace di più ricordare è la tenda eretta ad Amatrice dove operava Alfonso Carnevalini, oculista veterano delle missioni SO.SAN., che a quanti erano scappati di casa senza occhiali riusciva a darne di altri (c’era una scorta di occhiali forniti dal Cento Raccolta Occhiali Usati Lions di Chivasso), ma aveva anche un bel daffare per curare i soccorritori che si infortunavano durante le operazioni.

Arquata del Tronto – Il Dott. Borelli nella tenda adibita a Centro di Ascolto

C’è poi la storia di Nunzio Borelli, medico di Medolla, gravemente daneggiata dal terremoto dell’Emilia del 2012, che si è aggregato ad un ambulatorio provvisorio ad Arquata del Tronto.  “Chi le cose le ha provate non può restare indifferente” aveva detto Nunzio, tra i primi a mettersi a disposizione.

E tutto questo, come è norma negli interventi SO.SAN., in modo completamente gratuito.

Qualche rammarico?

Si! Si poteva fare di più e bisognerà impegnarci a superare la maggiore difficoltà incontrata, quella burocratica, impostando, per tempo, un rapporto di collaborazione con la Protezione Civile.

 Il premio per una giornata impegnativa

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